L'uso dell'accento in italiano



Kostnick

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Salve a tutti! Oggi voglio spiegarvi un argomento che ho già trattato: l’accento, e nello specifico, il suo uso nell’italiano scritto. Infatti, correggendo gli esercizi che la gente fa su Busuu.com ho notato che una delle maggiori difficoltà che le persone incontrano quando devono scrivere in italiano è l’uso degli accenti.

Vediamo nel dettaglio quali sono le regole d’uso dell’accento nella lingua italiana. Conoscere queste norme è importante perché saper usare l’accento rende più corretta ed efficace la comunicazione scritta. Gli errori che si commettono sono numerosi, ma in realtà le regole degli accenti in italiano non sono molte.

A livello grafico l’accento può essere grave, con pronuncia aperta (come nell’avverbio “cioè”) oppure acuto, con pronuncia chiusa (come in “perché”).

Le vocali a, i, o, u se accentate in fine di parola hanno sempre l’accento grave (beltà, più, così, verrò, ecc.). Con la vocale e la situazione si complica, ma basta ricordare che l’accento è acuto con:

1. Ché causale e tutti i suoi composti (affinché, poiché, perché…);

2. I composti di tre e di re (ventitré, quarantatré, viceré…);

3. Le terze persone singolari del passato remoto dei verbi quando finiscono in e (ribattere > egli ribatté, potere > lei poté. Fa eccezione l’arcaico diè che significa “egli diede” > dare);

Per il resto, l’accento è quasi sempre grave (egli è, cioè…).

L’accento va messo su tutte le parole bisillabiche e polisillabiche (formate da due o più sillabe) tronche (città, virtù, longevità ecc.) e sui seguenti monosillabi:

(verbo dare) diverso da da (preposizione semplice) e da da’ (imperativo di dare, “dai tu!”);

(sinonimo di giorno) e i suoi composti (lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, mezzodì…) diverso da di (preposizione semplice) e da di’ (imperativo di dire, “dici tu!”);

(avverbio di luogo) diverso da la (articolo o pronome);

(avverbio di luogo) diverso da li (pronome);

(avverbio affermativo) diverso da si (pronome e nota musicale);

(bevanda) diverso da te (pronome personale);

è (verbo essere) diverso da e (congiunzione);

(negazione) diverso da ne (avverbio o pronome);

(pronome riflessivo) diverso da se (congiunzione o pronome). Nella forma sé stesso / sé medesimo l’accento è facoltativo (se stesso / se medesimo);

ciò (pronome dimostrativo);

già, giù e più (avverbi);

può (verbo potere);

piè (piede);

(fede);

ché (causale, sta per poiché) diverso da che (congiunzione o pronome).

Necessitano di accento anche parole formate da monosillabi che scritti da soli non lo hanno:

aldiquà (qua si scrive senza accento);

autogrù (ma gru va senza accento);

nontiscordardimé (me, da solo, non va accentato);

viceré (composto di re).

Hanno l’accento anche la prima e terza persona singolari del futuro semplice dei verbi (essere > io sarò, egli sarà; mangiare > io mangerò, lui mangerà; dormire > io dormirò, ella dormirà) e le terze persone singolari dell’indicativo passato remoto di alcuni verbi (mangiare > egli mangiò, dormire > ella dormì, finire > esso finì, ecc.).

In italiano non è obbligatorio scrivere l’accento all’interno delle parole. Capita però che, in contesti poco chiari, sia utile usarlo per distinguere fra loro parole omografe (che si scrivono allo stesso modo) e omofone (composte dagli stessi suoni), come àncora e ancòra. L’accento è preferibile:

- quando si scrive il plurale delle parole che terminano in –io e andrà sulla penultima sillaba: adultèri (plurale di adulterio), benefìci (plurale di beneficio), demòni (plurale di demonio), princìpi (plurale di principio), condomìni (plurale di condominio) ecc. Le parole con cui potrebbero essere confuse possono invece andare senza accento: adulteri o adùlteri (plurale di adultero), benefici o benèfici (plurale di benefico), demoni o dèmoni (plurale di demone), principi o prìncipi (plurale di principe), condomini o condòmini (plurale di condomino).

- nei plurali dei nomi che terminano in –orio quando c’è la possibilità di confonderli con le corrispondenti parole che terminano in –ore: contraddittòri > contraddittorio, ma contradditori > contraddittore; uditòri > uditorio, ma uditori > uditore, ecc.

- in dèi (plurale di dio, ma se scritto con l’iniziale maiuscola non è necessario l’accento: Dei) e in subìto (participio passato di subire).

- in caso di parole non comuni, per esempio: ecchìmosi, dàrsena, leccornìa, libìdo.

- in caso di parole la cui pronuncia è spesso sbagliata nella lingua parlata: edìle, rubrìca, utensìle.

Attenzione! Si scrivono senza accento: do, fu, fa, me, mi, no, qui, qua, re, sa, so, sto, su, tre, sta.

Attenzione! Molto spesso capita di trovare la 3ª persona singolare del presente indicativo di essere (egli è) in maiuscolo così: E’, ma è sbagliato. Nella forma corretta si scrive È.

Ecco, queste erano le regole d’uso dell’accento nella lingua italiana. Le conoscevate tutte? Vi sembrano difficili?

♡ Tommaso ♡

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Save Costantino,

con questa spiegazione, mi sei stato di un grande aiuto, grazie !

Aspetto di leggere la tua prossima spiegazione, per sorprendermi ancora una volta delle tue competenze linguistiche. :)

Kostnick

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Ciao e grazie a te .Tommaso.!

Ah, hai commesso un errore: Salve.

Certo, appena avrò un po' di tempo aggiungerò un altro tema nel gruppo e credo che parlerò degli avverbi. Nell'attesa puoi leggerti gli altri temi che ho già pubblicato :) A presto!

♡ Tommaso ♡

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Perdere colpi ! 

Ma dai, non è un errore è un refuso .. nè ?  ahahah ..

Ora vado a vedere gli altri temi che hai già pubblicato qui su busuu, a presto allora !

 

 

Kostnick

Kostnick (19)

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*Perdo colpi!

Da dove hai preso quel "nè", lo hai imparato da qualcuno del Norditalia? xD Sì, lo so che è stato solo un errore di battitura, ma come madrelingua italiano ho anche il compito di correggere tutto quello che non è corretto... e poi chi mi dice che non hai imparato male la parola e che quindi l'hai scritta nel modo sbagliato perché credevi si scrivesse così? ;)

Ah, un'ultima cosa. Invece di dire "refuso" usa "errore di battitura" o "errore di digitazione" perché è un termine usato pochissimo (infatti per capire cosa tu stessi dicendo ho dovuto cercare "refuso" su internet :S)

Ciao!

♡ Tommaso ♡

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Ciao Costantino,

intanto grazie per la correzione ! Sì, parlando con gli amici s'impara anche le parole dialettali.

Per dirti, sono sempre molto contento di ampliare ulteriormente il mio vocabolario italiano, anche con il tuo aiuto !

"errore di battitura" vedi .. mai sentito ..cioè notato, grazie mi sei stato molto utile :)

 

veva31

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Ciao! Io sono messicana e sto studiando l'italiano (che mi piace tantissimo). Ho cominciato un corso di laurea in Lingua e Cultura Italiana, nonostante, ancora mi manca molto e talvota mi confondo proprio con gli accenti e le doppie lettere. 

Questo il tuo articolo mi è stato molto utilie e grazie mille per condividere la tua nonoscenza della tua lingua. Si capisce che nonosci molto :))

Ti auguro  successo.  A presto! 

Kostnick

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*ciononostantenonostante ciò     *Questo il tuo articolo (senza "il")     *conoscenza sulla tua lingua.     *conosci molte cose di italiano.

Sono contentissimo che la mia lingua ti piaccia tanto da studiarla all'università e mi fa piacere sapere che il mio articolo sia riuscito ad aiutarti!

Grazie mille, a presto! :)

Robert Tua

Robert Tua (22)

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Ciao, Costantino!

 

Hai fatto un bel lavoro, ti ringrazio!

Kostnick

Kostnick (19)

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Grazie a te! :)